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challenging
dark
emotional
mysterious
sad
slow-paced
Plot or Character Driven:
A mix
Strong character development:
Yes
Loveable characters:
Complicated
Diverse cast of characters:
Yes
Flaws of characters a main focus:
Yes
Very good. Not what you would expect from an Erikson book, but very awesome. SOO MANY MALAZAN LORE BOMBS. The series is totally almost re-created from the ground up.
Updated February 16th: Still a wonderful read. Lots of things I remembered but then also a lot of things I missed as well -- glad I re-read it in preparation for Fall of Light.
2023 update: after my Malazan re-read last year (both SE and ICE) I had to go back to the ill-fated prequel trilogy (Perhaps soon to be finished?!). Just as lovely as it always was as part of one of the best high fantasy series out there. - brutal, dark, philosophical (almost too much so), touching, funny, deeply tragic. It’s all here. Oh, and it really does paint a new picture on so much from the main Malazan series. Love it.
Updated February 16th: Still a wonderful read. Lots of things I remembered but then also a lot of things I missed as well -- glad I re-read it in preparation for Fall of Light.
2023 update: after my Malazan re-read last year (both SE and ICE) I had to go back to the ill-fated prequel trilogy (Perhaps soon to be finished?!). Just as lovely as it always was as part of one of the best high fantasy series out there. - brutal, dark, philosophical (almost too much so), touching, funny, deeply tragic. It’s all here. Oh, and it really does paint a new picture on so much from the main Malazan series. Love it.
adventurous
challenging
dark
mysterious
sad
tense
medium-paced
Plot or Character Driven:
A mix
Loveable characters:
Complicated
Diverse cast of characters:
Yes
Flaws of characters a main focus:
Complicated
challenging
dark
slow-paced
Plot or Character Driven:
Character
Strong character development:
Yes
Loveable characters:
Yes
Diverse cast of characters:
Yes
Forge of Darkness è un libro sul trauma collettivo di una società in decadenza.
Una società priva di una visione comune sul passato e di un ideale condiviso di futuro.
Una tragedia in potenza che, seppur ritardata da alcune guerre ai confini, esplode in tutta la sua impetuosità con una escalation di incidenti (solo apparentemente casuali) che innescano una spirale con un’unica via d’uscita: la guerra civile, l’annichilimento (per una futura rinascita? I protagonisti sono ben lontani dal pensarci).
Sembra la quarta di copertina di un libro sull’islamofobia e le guerre degli Stati Uniti in Medio Oriente… e invece no.
E’ un libro fantasy. (Nessun dubbio in materia: magia? Ce sta. Draghi? Arrivano. Divinità? Sì, ma no, diciamo che per spiegarlo ci vorrebbe un po’. Ce sta tutto dai, lasciateve servì)
Anzi, c’è di più: Forge of Darkness è il primo libro di una trilogia che fa da prequel alla serie “The Malazan Book of the Fallen”, una saga fantasy in dieci libri, ancora non del tutto tradotta in italiano, che nel mio pantheon personale siede affianco al Signore degli Anelli senza alcun imbarazzo.
Lo dico senza vergogna: per ogni cerino che accendo in memoria di quel gran vecchio di Tolkien ne accendo uno per l’astro nascente di Steven Erikson.
Nascente perché, come potete facilmente immaginare, non sono in tanti a leggersi un’opera che, complessivamente, sfora le 10mila pagine.
Eppure quelle pagine meritano tutte, dalla prima all’ultima. Erikson si è meritato tutte i pomeriggi, i dopo cena, le notti che ho passato incollato ai quei dieci libri.
Mi ha rapito la trama, capace di stratificazioni impressionanti, proprie solo di un’opera pensata dall’inizio alla fine prima ancora di essere scritta, ricca di sorprese ad ogni angolo.
Mi ha rapito la maestria con cui Erikson riesce ad astrarre la nostra realtà dal suo contesto storico per poi trasporla nel suo universo di fantasia, scevra di tutti i dettagli e le contingenze, nuda nella sua essenza. Leggere le storie dei Tiste Andii, dell’impero di Malazan, delle sue provincie lontane, dei Jaghut, del Crippled God è come leggere della guerra in Iraq, della crisi ecologica planetaria, dell’Impero Romano o della crisi dei profughi. E’ tutto lì.
Che altro devo dirvi?
Se ve la sentite, comprate il primo libro della decalogia, “I Giardini della Luna” (”Gardens of the Moon”, se il vostro inglese è molto buono). E’ un libro molto involuto, ma per certe ricompense bisogna passare dalla porta stretta.
Altrimenti lasciatevi affascinare da “Forge of Darkness”. Non avendo letto la decalogia non sarete in grado di cogliere i visi amici, le asincronie tra l’immagine dei diversi personaggi prima e dopo lo skip temporale e tante altre sfumature… ma non importa. L’atmosfera di un libro di Erikson è lì e basta questo a consigliarlo. E’ una porta un po’ più larga, mettiamola così.
La palla a voi.
Una società priva di una visione comune sul passato e di un ideale condiviso di futuro.
Una tragedia in potenza che, seppur ritardata da alcune guerre ai confini, esplode in tutta la sua impetuosità con una escalation di incidenti (solo apparentemente casuali) che innescano una spirale con un’unica via d’uscita: la guerra civile, l’annichilimento (per una futura rinascita? I protagonisti sono ben lontani dal pensarci).
Sembra la quarta di copertina di un libro sull’islamofobia e le guerre degli Stati Uniti in Medio Oriente… e invece no.
E’ un libro fantasy. (Nessun dubbio in materia: magia? Ce sta. Draghi? Arrivano. Divinità? Sì, ma no, diciamo che per spiegarlo ci vorrebbe un po’. Ce sta tutto dai, lasciateve servì)
Anzi, c’è di più: Forge of Darkness è il primo libro di una trilogia che fa da prequel alla serie “The Malazan Book of the Fallen”, una saga fantasy in dieci libri, ancora non del tutto tradotta in italiano, che nel mio pantheon personale siede affianco al Signore degli Anelli senza alcun imbarazzo.
Lo dico senza vergogna: per ogni cerino che accendo in memoria di quel gran vecchio di Tolkien ne accendo uno per l’astro nascente di Steven Erikson.
Nascente perché, come potete facilmente immaginare, non sono in tanti a leggersi un’opera che, complessivamente, sfora le 10mila pagine.
Eppure quelle pagine meritano tutte, dalla prima all’ultima. Erikson si è meritato tutte i pomeriggi, i dopo cena, le notti che ho passato incollato ai quei dieci libri.
Mi ha rapito la trama, capace di stratificazioni impressionanti, proprie solo di un’opera pensata dall’inizio alla fine prima ancora di essere scritta, ricca di sorprese ad ogni angolo.
Mi ha rapito la maestria con cui Erikson riesce ad astrarre la nostra realtà dal suo contesto storico per poi trasporla nel suo universo di fantasia, scevra di tutti i dettagli e le contingenze, nuda nella sua essenza. Leggere le storie dei Tiste Andii, dell’impero di Malazan, delle sue provincie lontane, dei Jaghut, del Crippled God è come leggere della guerra in Iraq, della crisi ecologica planetaria, dell’Impero Romano o della crisi dei profughi. E’ tutto lì.
Che altro devo dirvi?
Se ve la sentite, comprate il primo libro della decalogia, “I Giardini della Luna” (”Gardens of the Moon”, se il vostro inglese è molto buono). E’ un libro molto involuto, ma per certe ricompense bisogna passare dalla porta stretta.
Altrimenti lasciatevi affascinare da “Forge of Darkness”. Non avendo letto la decalogia non sarete in grado di cogliere i visi amici, le asincronie tra l’immagine dei diversi personaggi prima e dopo lo skip temporale e tante altre sfumature… ma non importa. L’atmosfera di un libro di Erikson è lì e basta questo a consigliarlo. E’ una porta un po’ più larga, mettiamola così.
La palla a voi.
Тази книга и тази трилогия е за феновете. Би било невъзможно да се прочете и оцени FoD без да си прочел поне Книгата на Мъртвите, а вероятно и Малазанската Империя на Есълмонт, защото тук се отговаря на въпроси, които 16 книги си трупат читателите. Като фен на двамата автори, този роман е неописуемо епичен от начало до край.